
Nato a Siviglia e formatosi alla Facoltà di Belle Arti della città, Raúl Nieto Guridi è uno di quegli autori e illustratori che sa ascoltare il “battito sottile delle cose”. I suoi libri non urlano: sussurrano. Con tratti essenziali e spazi pieni di respiro, Guridi costruisce storie che parlano di domande più che di risposte, di vita, di incontro, di natura, di solitudine e di meraviglia.
Autore di libri amati come Che cos’è la vita, menzionato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, e del silent book Ö, Premio Andersen Miglior libro senza parole 2025 ed ora premiato anche dalla Venice Gardens Foundation, Guridi parla con delicatezza sia ai bambini che agli adulti, perché tutti, a modo loro, sono alla ricerca di un po’ di luce per orientarsi nella vita.
Ho avuto il grande piacere di incontrare questo artista al Festival Autori in città di Padova, dove ho potuto vedere le sue tavole originali, esposte alla Libreria Zabarella.




In questa intervista, ci regala un assaggio del suo mondo: tra impronte d’orso, strade che si incrociano e il silenzio che parla più delle parole.
Che cos’è la vita ha un approccio quasi filosofico, pur mantenendo una grande delicatezza visiva e narrativa. C’è un momento preciso, un incontro o un’esperienza che ti ha spinto a raccontare questa domanda così universale? Magari l’incontro con Silvia, alla quale hai dedicato questa tua opera?

Beh, momenti così esistono in tutte le coppie. Forse anch’io mi trovavo in una fase di riflessione, in quei momenti in cui ci si interroga sul rapporto di coppia e si passa da un amore passionale a un amore più tranquillo. Evidentemente c’è molto di autobiografico in tutto questo.
Nel libro scrivi: “A volte però succede qualcosa… due strade si avvicinano”. Le immagini sembrano dialogare tra loro, come se fossero due pagine che si guardano. Che ruolo ha avuto la composizione visiva nella costruzione del libro?
È un libro nato in tre fasi. La prima era molto visiva e concettuale: ho progettato i percorsi come una relazione tra forme. In una seconda fase sono entrati in gioco i personaggi e le loro azioni lungo il cammino. Infine è arrivato il testo, che ha completato la narrazione. L’insieme offre al lettore diverse possibilità per entrare in connessione con il messaggio finale.



Il tuo silent book Ö è stato appena premiato dal Premio Letterario Giovani Lettori della Venice Gardens Foundation per la sua “straordinaria sensibilità” verso la natura. Com’è nata l’idea di raccontare un orso che scopre l’impronta dell’uomo, senza usare una sola parola?

L’idea nasce da un video visto su internet, in cui un orso polare cercava cibo tra i rifiuti a centinaia di chilometri dal suo habitat naturale. Quell’immagine mi ha profondamente colpito e ho pensato di lavorare su questo tema. La modifica che ho introdotto è stata quella di immaginare un orso che decide di non andare in letargo come forma di protesta.
Ö parla di armonia e di rottura di quell’armonia stessa. Credi che i libri senza parole possano comunicare meglio di altri il rispetto per la natura, proprio perché non impongono una voce, ma lasciano spazio allo sguardo?
Per me era molto importante che in questo libro ci fosse il silenzio della voce, affinché il lettore potesse immergersi nei suoni della natura. In qualche modo volevo che il suono del respiro dell’orso si mescolasse a quello di un uccello, del vento… Sì, credo che i libri senza parole amplifichino l’idea dei suoni e, in effetti, invitino maggiormente alla riflessione.



C’è un filo rosso che unisce Che cos’è la vita e Ö oppure rappresentano due momenti diversi del tuo percorso artistico?
Credo che non esista davvero un filo conduttore preciso, anche se i miei libri sono accomunati dal fatto che, in qualche modo, rispondono alle mie inquietudini: sono parte del mio messaggio al mondo.
Hai lavorato nel design e nella pubblicità prima di dedicarti ai libri per l’infanzia. Cosa ti ha spinto a questo cambiamento? Quanto ha influito la tua esperienza di designer sul tuo modo di illustrare per l’infanzia?
L’illustrazione possiede qualcosa che il design e la pubblicità non hanno: la pausa, il silenzio, la narrazione, la possibilità di creare una connessione emotiva. Nell’illustrazione esiste un dialogo tra parola e immagine molto più interessante rispetto al design e alla pubblicità, oltre a una componente cinematografica molto forte, almeno dal mio punto di vista.
Le tue immagini sono spesso essenziali ma mai semplici. C’è una ricerca particolare dietro questo minimalismo narrativo?
Ti ringrazio molto. Credo che più si decontestualizza un’immagine, più questa diventi universale. A volte un’eccessiva retorica visiva, o l’accumulo di troppi elementi nella doppia pagina, finisce per limitare troppo il messaggio, lasciando poca libertà al lettore di creare il proprio mondo. Per me è più importante ciò che fanno i personaggi rispetto al luogo in cui lo fanno.


Qual è stato il libro che leggevi da bambino che ti ha fatto sognare di diventare illustratore? E ce n’è uno che oggi, da adulto, rileggi con occhi nuovi?
In realtà non sognavo di diventare illustratore, ahah! Però l’arte mi ha sempre attratto per la sua capacità di connettere con il mondo, ero un ragazzo molto timido. Se devo pensare a un libro di riferimento assoluto, direi sicuramente Frankenstein di Mary Shelley. Lo rileggo ancora oggi, di tanto in tanto.
Se la vita fosse un suono, quale pensi che sarebbe il suo ritmo?
Credo che sarebbe l’unione tra una melodia di violoncello e il ritmo di un tamburo.
Infine, se potessi lasciare un piccolo seme di pensiero come quelli che coltiviamo qui a Sunflowers Road, cosa diresti a chi sta per aprire uno dei tuoi libri?
Vorrei che ci si preparasse a vivere un’esperienza immersiva, in cui ciò che si sente e si pensa sia importante tanto quanto ciò che si vede o legge. Vorrei che la lettura diventasse una forma di connessione con se stessi.


Grazie, Guridi, per aver condiviso con noi il tuo sguardo sul mondo. Nei tuoi libri, le immagini non offrono risposte definitive, ma aprono spazi di pensiero e di emozione, lasciando al lettore la libertà di trovare il proprio percorso. Un invito prezioso a vivere ogni pagina come un’esperienza immersiva e una connessione profonda con ciò che leggiamo.
Vi invitiamo a seguirlo visitando:
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Ringraziamo:
Kite Edizioni – Via Altinate 47 – Padova
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Libreria Zabarella – Via Zabarella 80 – Padova
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Autori in Città – Festival di illustrazione e narrazione – Padova
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Per le foto si ringrazia Federica Spada.

