Con l’inizio del nuovo anno scolastico torna una domanda molto familiare:
quale sport scegliere per i nostri bambini?

IN LIBRERIA DAL 28 AGOSTO 2026
Con il nuovo anno scolastico, nelle famiglie si ripresenta anche una domanda che sembra semplice, ma che in realtà può nascondere qualche difficoltà: quale sport posso far fare a mio figlio o a mia figlia?
Scegliere un’attività sportiva significa certamente prendersi cura della salute e del benessere, ma anche offrire un’occasione preziosa per stare con gli altri, fare nuove amicizie, imparare a confrontarsi e, soprattutto, scoprire qualcosa di sé. Il problema è che non esiste uno sport “giusto” in assoluto: esiste quello che ci fa stare bene, che ci diverte, che ci incuriosisce e nel quale riusciamo a sentirci noi stessi.
È proprio da questa considerazione che prende il via Lo sport che ci piace, il nuovo albo di Liese Macher e Vale Weber, alias Teresa Mossbauer e León Schellhaas, con le illustrazioni di Anna Horak, pubblicato da Settenove e in libreria dal 28 agosto 2026.
E già dalle prime pagine si capisce che qui lo sport viene osservato da una prospettiva diversa. Non soltanto gare, risultati, vittorie e classifiche, ma un universo molto più ampio nel quale trovano spazio il divertimento, l’amicizia, il movimento, la scoperta e anche tutte quelle emozioni che spesso, quando si parla di attività fisica, rischiano di rimanere ai margini.
La protagonista è Carla, una bambina che dello sport non sembra avere proprio bisogno. Mentre in famiglia tutti hanno una passione sportiva, la mamma e il fratellino Edu adorano il calcio, mentre il papà è sempre alla ricerca di una nuova disciplina da sperimentare, Carla preferisce leggere e preparare muffin al cioccolato per i suoi amici.
E perché dovrebbe esserci qualcosa di sbagliato in questo?
La situazione cambia quando nella sua classe arriva Yusuf, un esperto che affianca la maestra in un progetto dedicato allo sport e destinato a culminare in una grande Festa dello sport. Il suo approccio, però, non parte dalla domanda “qual è lo sport migliore?”, bensì da una domanda molto più interessante: che cosa ci piace e che cosa invece non ci piace quando facciamo attività fisica?

È un piccolo spostamento di prospettiva che cambia completamente il modo di guardare allo sport.
Bambine e bambini possono raccontare le proprie paure, i propri desideri, le proprie difficoltà e perfino le proprie antipatie. C’è chi non sopporta essere scelto per ultimo, chi si sente a disagio negli spogliatoi, chi vorrebbe provare una disciplina considerata poco “adatta” a lui o a lei e chi vive malissimo la sconfitta.
E qui il libro compie una scelta che trovo particolarmente importante: non cerca di insegnare ai bambini come dovrebbero sentirsi.
Tutte le emozioni trovano diritto di cittadinanza. Si può essere felicissimi per una vittoria, ma anche arrabbiati, delusi o tristi quando qualcosa non va come avevamo sperato. Perché imparare a riconoscere quello che proviamo durante una partita o una gara significa, in fondo, imparare qualcosa che ci accompagnerà ben oltre il campo da gioco.
Lo sport diventa così una palestra non soltanto per il corpo, ma anche per le relazioni.

Si parla di regole, di rispetto, di competitività, di gioco di squadra, di inclusione e di quella necessità fondamentale di sentirsi accolti. E soprattutto si mette in discussione l’idea che esista un modo “giusto” di essere sportivi.
Carla e i suoi compagni sperimentano discipline diverse, ne inventano persino di nuove e imparano che non tutti devono necessariamente amare la stessa cosa. Alla fine, ognuno può trovare un’attività nella quale sentirsi a proprio agio.
Perché fare sport può voler dire correre, saltare, tirare, lanciare e competere, certo. Ma prima di tutto dovrebbe voler dire giocare e stare bene.

Un altro aspetto che rende questo albo particolarmente interessante è il suo lavoro sugli stereotipi. La famiglia di Carla, già nelle sue dinamiche quotidiane, mostra ruoli lontani dalle aspettative tradizionali: una mamma che lavora ed è appassionatissima di calcio e un papà che pratica yoga e si occupa delle attività domestiche.
Anche le pagine dedicate alle diverse discipline sportive allargano lo sguardo e raccontano una realtà fatta di corpi, origini, generi e abilità differenti.
Le illustrazioni di Anna Horak, dal piacevole sapore vintage, accompagnano questa varietà con tavole vivaci e ricche di dettagli. Sui campi da gioco incontriamo bambine e bambini diversi per aspetto, etnia e forma fisica, insieme a figure dello sport che hanno infranto barriere e stereotipi: atlete e atleti con protesi, sportive che hanno gareggiato indossando il velo, protagonisti del mondo queer e campioni che hanno trasformato la propria esperienza sportiva anche in una battaglia per i diritti e l’uguaglianza.
Non è quindi un albo che racconta soltanto “quale sport scegliere”, ma un libro che invita a domandarsi quale spazio vogliamo costruire intorno allo sport.
Uno spazio nel quale nessuno venga lasciato ai margini, nel quale perdere non significhi sentirsi incapaci, nel quale il corpo non debba rispondere a un modello estetico e nel quale bambine e bambini possano sperimentare senza la paura di essere giudicati.
Non è un caso che il volume nasca proprio dall’ascolto di bambini, genitori, educatori ed esperti di sport: questo confronto con la realtà quotidiana rende il libro concreto, vicino alle esperienze che bambine e bambini vivono davvero a scuola, in palestra, negli spogliatoi e durante le attività pomeridiane.
E dopo Lina l’esploratrice e Bruno l’astronauta, Liese Macher, Vale Weber e Anna Horak tornano a proporre ai giovani lettori un modo aperto e consapevole di parlare del corpo. Se nei precedenti volumi l’attenzione era rivolta alla conoscenza dell’anatomia dei genitali femminili e maschili, qui il corpo diventa invece qualcosa da ascoltare, rispettare e vivere attraverso il movimento.
Perché leggere Lo sport che ci piace? Perché può essere un ottimo punto di partenza per parlare con bambine e bambini di sport senza trasformarlo in una gara. Perché aiuta a capire che non dobbiamo essere tutti uguali, né amare le stesse cose. Perché ricorda agli adulti che, prima ancora di chiedere “quanto sei bravo?”, sarebbe bello domandare “ti sei divertito?”.
E forse è proprio questa la riflessione più bella che il libro lascia: lo sport dovrebbe essere uno spazio nel quale ogni bambino e ogni bambina possa sentirsi libero di provare, sbagliare, cambiare idea, emozionarsi e trovare il proprio modo di stare in gioco.
Perché non c’è bisogno di diventare campioni per scoprire quanto è bello abitare il proprio corpo. A volte basta trovare lo sport che ci fa sorridere.

Titolo: Lo sport che ci piace
Autori: Liese Macher, Vale Weber (testi) – Anna Horak (illustrazioni)
https://www.instagram.com/mitzi_macht_bilder/
Editore: Settenove – sito internet: https://www.settenove.it
https://www.facebook.com/settenove.it – https://www.instagram.com/settenove_ed/
Anno di pubblicazione: 2026
Categoria: Albi illustrati
Età consigliata: Dai 6 anni

