Una mamma svitata


Sciolsi lo straccio che le avevo annodato sulla nuca
e appena si fu liberata mi disse, piagnucolando:
«Stella, tesoro, ma che stai facendo? Perché ti compor…»
«Zitta! Qui le domande le faccio io!» urlai, anche se non volevo urlare.
Volevo rimanere calma e impassibile e avere delle risposte da quella mamma svitata.
Volevo sentirlo dire da lei, perché mi aveva tradito in quel modo.


Ci sono età in cui tutto sembra improvvisamente troppo. Troppo imbarazzante, troppo rumoroso, troppo complicato. L’età in cui si comincia a guardare la propria famiglia con occhi diversi, a desiderare di sentirsi uguali agli altri e, soprattutto, a fare di tutto per non attirare l’attenzione. È proprio in quel territorio delicatissimo che Gunnar Helgason ambienta Una mamma svitata, romanzo pubblicato in Italia da uovonero nella collana i geodi: una storia esilarante e anticonformista che, dietro una valanga di situazioni comiche, parla di crescita, identità, relazioni e accettazione.

Stella ha dodici anni, quasi tredici, e vorrebbe soltanto una cosa: riuscire a passare inosservata. Non essere considerata strana. Non distinguersi. Non diventare quella di cui gli altri parlano.

Il problema è che sua madre sembra impegnarsi quotidianamente per rendere questo desiderio assolutamente irrealizzabile.

Vitalissima, imprevedibile, aspirante cantante lirica e decisamente incapace di comprendere il concetto di imbarazzo adolescenziale, la mamma di Stella è una presenza ingombrante, rumorosa e incontenibile. E quando, durante un incontro di famiglia, decide addirittura di annunciare davanti a tutti che la figlia ha avuto la prima mestruazione, per Stella si supera definitivamente il limite.

Il tredicesimo compleanno si avvicina e la ragazzina prende una decisione drastica: bisogna intervenire.

Nasce così il piano segreto “Trasformiamo la mamma”.

Una settimana per riportarla alla normalità. Una missione che coinvolgerà la famiglia, produrrà una quantità notevole di gag e, naturalmente, non andrà esattamente secondo i piani.

Perché forse il vero problema non è affatto la mamma.

Una delle cose che più colpiscono di questo romanzo è la capacità di Gunnar Helgason di affrontare temi tutt’altro che leggeri senza mai appesantire la narrazione.

Stella attraversa quella terra di mezzo in cui non si è più bambini, ma non ci si sente ancora ragazzi. È un momento fatto di cambiamenti improvvisi, pudori nuovi, vergogne che sembrano enormi, bisogno di appartenenza e desiderio di essere finalmente riconosciuti per ciò che si è.

Ogni cosa può diventare una questione gigantesca: il proprio corpo che cambia, il rapporto con i genitori, le amicizie che si trasformano, la paura di essere giudicati, il bisogno di sentirsi accettati.

Helgason racconta tutto questo attraverso una protagonista che spesso guarda il mondo con gli occhi deformanti dell’età che sta vivendo. Stella vorrebbe stabilire con precisione cosa sia normale e cosa invece non lo sia, ma più cerca una risposta, più scopre che la normalità è una faccenda decisamente sfuggente.

Ed è proprio qui che il romanzo trova una delle sue intuizioni più interessanti: forse il desiderio di cambiare gli altri nasce, qualche volta, dalla difficoltà di accettare noi stessi.

Intorno a Stella ruota una piccola costellazione familiare e affettiva tutt’altro che ordinaria.

Ci sono il papà professore, il fratellino Siggi, il fratello maggiore Palli, una nonna paterna elegante e un po’ snob, un vicino di casa altrettanto elegante e, naturalmente, la mamma, impossibile da contenere dentro qualsiasi definizione.

E poi ci sono gli amici e le compagne di scuola, con tutte le dinamiche che appartengono a quell’età in cui l’opinione degli altri sembra improvvisamente importantissima.

Tra le figure più significative c’è Blær, l’amico del cuore di Stella, che si muove su una sedia a rotelle e che diventa anche uno dei punti attraverso cui il libro mette in discussione il modo in cui guardiamo la diversità.

Stella, però, non è sempre capace di guardare gli altri con la stessa apertura che vorrebbe ricevere. Anche lei inciampa nei pregiudizi, nelle paure e nel desiderio di uniformarsi al gruppo.

Ed è proprio questa imperfezione a renderla una protagonista credibile.

Il romanzo procede con ritmo vivace, dialoghi brillanti e una successione di situazioni che spesso prendono direzioni imprevedibili. Ma sotto la superficie spassosa c’è una costruzione narrativa molto attenta.

”Lo stile della storia è leggero e divertente, pieno di umorismo e giochi di parole. Il romanzo è allegro… Le idee su cosa significhi essere normali vengono ribaltate e sia la protagonista, sia il lettore, possono riflettere sui limiti che ci poniamo da soli”.

María Bjarkadóttir / Bókmenntir.is

Personaggi e relazioni vengono svelati progressivamente, aggiungendo nuovi dettagli e nuove prospettive. Quello che all’inizio può sembrare semplicemente “la storia della ragazzina con la mamma imbarazzante” diventa gradualmente qualcosa di molto più ricco.

Perché ogni personaggio porta con sé un punto di vista diverso e, soprattutto, una propria idea di ciò che significa essere accettati.

La risata, quindi, diventa uno strumento per parlare di cose serie senza fare la morale.

E funziona particolarmente bene perché Helgason non cerca di mettere i suoi personaggi al riparo dalle loro contraddizioni: Stella può essere tenera e giudicante, coraggiosa e insicura, affettuosa e spietata. Proprio come può esserlo chiunque stia cercando faticosamente di capire chi è.

Gunnar Helgason è un artista islandese poliedrico: attore, conduttore televisivo, regista e scrittore. Dopo gli studi all‘Icelandic Academy of Arts ha lavorato soprattutto nel mondo dello spettacolo, conducendo anche programmi televisivi dedicati ai bambini e occupandosi di teatro, cinema e televisione.

Come autore per ragazzi ha ottenuto per ben sei volte il Children’s Choice Book Prize. Una mamma svitata, pubblicato originariamente in Islanda con il titolo Mamma klikk, ha ricevuto nel 2015 l’Icelandic Literature Prize e nel 2021 è diventato anche uno spettacolo teatrale.

In Italia il libro è arrivato con la traduzione di Silvia Cosimini.

E proprio la traduzione merita una piccola storia a parte. L’edizione italiana è infatti il risultato di un progetto collettivo nato dal primo laboratorio di traduzione dalla lingua islandese condotto dalla stessa Silvia nel marzo 2022.

Al lavoro hanno partecipato Attilio Amato, Maria Teresa Boghetich, Francesca Cricelli, Francesca Sophie Giona, Samanta K. Milton Knowles, Benedetta Scarpari e Raffaele Vairo, con il progetto realizzato grazie al contributo dell’Icelandic Literature Centre.

Una scelta che, personalmente, trovo particolarmente bella: una storia che parla di relazioni, di punti di vista e dell’importanza di imparare a guardare le persone oltre le etichette è arrivata ai lettori italiani attraverso un vero lavoro di squadra.

Tra i traduttori c’è anche Raffaele Vairo, studioso di lingue scandinave e di filologia nordica, oggi impegnato nella promozione della letteratura faroese in Italia.

Quello che più mi piace di Una mamma svitata è che, mentre Stella cerca disperatamente di sistemare sua madre, il libro ci conduce lentamente verso una domanda molto più interessante: chi decide cosa è normale?

La normalità, qui, non è una casella nella quale infilare le persone. È piuttosto una costruzione fragile, spesso condizionata dallo sguardo degli altri.

Stella vorrebbe una mamma diversa perché pensa che una mamma diversa le permetterebbe finalmente di essere accettata. Ma nel tentativo di cambiare lei, finirà per scoprire qualcosa su se stessa.

E forse è proprio questo il regalo più bello che questo romanzo può fare ai suoi lettori: ricordare che crescere non significa diventare uguali agli altri, ma imparare lentamente a riconoscere e accettare le proprie stranezze, quelle degli altri e persino quelle delle persone che amiamo.

“La storia è giocosa, follemente divertente e cattura il lettore in modo così forte che è difficile smettere di leggere. Una storia assolutamente – e innegabilmente – fantastica che affronta una questione degna di nota da una prospettiva inattesa”.

Halla Þórlaug Óskarsdóttir / Fréttablaðið

È un libro che parla ai ragazzi senza trattarli da ragazzi “da educare” e agli adulti senza trasformarli nei soliti adulti che hanno sempre la risposta pronta.

E poi ci ricorda una cosa preziosa: a volte quella che ci sembra la persona più imbarazzante del mondo può essere anche quella che ci sta insegnando, senza saperlo, a essere un po’ più liberi.

E forse, alla fine, una mamma davvero “svitata” non è poi così male.


Titolo: Una mamma svitata
Autori: Gunnar Helgason (testi) – Silvia Cosimini (traduzioni) – Peppo Bianchessi (copertina)
https://www.instagram.com/gunnar_helgason/
https://www.instagram.com/peppo.bianchessi/
https://www.instagram.com/silviacosimini/
Editore: uovonero – Collana I Geodi – sito internet: http://www.uovonero.com
https://www.facebook.com/@uovoneroedizioni – https://www.instagram.com/uovoneroedizioni/
Anno di pubblicazione: 2023
Categoria: Narrativa per ragazzi
Età consigliata: Dagli 11 anni
Edizione ad altà leggibilità con il font TestMe

Vincitore del Premio di letteratura islandese nel 2015


Gli altri libri della serie:


Errore nella chiamata API. Contattare l'amministratore.