Tre dita


A mio padre,
che questa storia l’ha vissuta.


Crescere durante una guerra significa fare i conti troppo presto con il dolore, la perdita e il coraggio. Tre dita di Massimo Canuti, edito da uovonero, racconta tutto questo attraverso gli occhi di Nado, un ragazzino pieno di vita che si trova improvvisamente catapultato in un mondo dove anche un gioco può trasformarsi in tragedia.

La vicenda prende spunto da una storia vera, quella di Nado Canuti, padre dell’autore e grande scultore, che a soli dodici anni perse sette dita a causa dell’esplosione di un ordigno bellico. Da quel giorno, tutti lo chiamarono Tre dita.

Il romanzo non è una biografia, ma un intreccio sapiente di realtà e finzione: Massimo Canuti unisce episodi storici, personaggi realmente vissuti e invenzione narrativa, creando un racconto che alterna ironia e malinconia, spensieratezza infantile e consapevolezza adulta.

Nado, insieme al suo gruppo di amici, vive a Bettolle, in provincia di Siena, negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Le giornate scorrono tra giochi di strada e avventure improvvisate, ma la guerra non lascia tregua: rastrellamenti, bombardamenti ed esecuzioni pubbliche interrompono la leggerezza dei ragazzi e ne segnano le vite.

Eppure, nonostante la tragedia, Nado scopre che con tre dita si possono fare moltissime cose:

Quelle stesse saponette che il padre produceva nel suo laboratorio e che, nelle mani del figlio, diventano piccole opere d’arte, simbolo di resilienza e creatività.

Il libro racconta anche incontri che lasciano il segno, come quello con Carlo Grazi.
Carlo fu un giovane partigiano che Nado ebbe occasione di incontrare e al quale affidò il piccolo arsenale sottratto ai tedeschi: un gesto semplice ma decisivo per sostenere la Resistenza. L’8 giugno 1944, quando aveva poco più di vent’anni, Carlo venne fucilato insieme ad altri compagni.

C’è spazio anche per momenti intimi e spirituali: il ragazzo prova a cercare conforto nella fede della madre, che sembra avere una linea diretta con Dio, mentre lui resta più scettico.

In un episodio toccante, davanti a un vecchio telefono a manovella, crede davvero di poter parlare con il padre defunto, ma riceve solo silenzio, e con esso il peso dei suoi interrogativi.

Massimo Canuti restituisce così un romanzo di formazione capace di far riflettere sul senso della vita, sull’assurdità della guerra e sul potere dell’amicizia. Un libro che alterna dolore e ironia, mostrando come, anche con tre dita, si possa imparare a crescere e ad affrontare il mondo.

«La storia che avete appena letto è in gran parte una storia vera. Dietro all’insolito nome del protagonista si cela infatti la vicenda di mio padre Nado, che proprio a tredici anni perse la mano sinistra e parte della destra a causa dell’esplosione di un ordigno bellico restando, per l’appunto, con tre sole dita. A portarlo all’ospedale – e quindi a salvargli la vita – fu davvero un tedesco di stanza nel paese. \[…] Ogni tanto mi capita di riandare con il pensiero a quel tedesco che ebbe la prontezza di portare Nado all’ospedale. In quell’istante, non ragionò minimamente secondo le categorie di “nemico” o “amico”. Pensò soltanto a salvargli la vita. L’assurdità della guerra sta tutta qui»

Dalla postfazione dell’autore


Chi è Nado Canuti

Nato a Bettolle, in Toscana, nel 1929, Nado Canuti cresce in un’Italia attraversata dalla guerra. A soli quattordici anni sceglie di schierarsi dalla parte della libertà, consegnando ai partigiani le armi sottratte ai tedeschi. Poco dopo, la sua vita cambia per sempre: l’esplosione di un proiettile ritrovato in un campo gli porta via la mano destra e due dita della sinistra.

Quella che poteva sembrare una condanna diventa invece un punto di partenza. Nado trasforma la menomazione in forza, e nel 1959 debutta come pittore e scultore autodidatta. Negli anni Sessanta si trasferisce a Milano: è qui che inizia a raccogliere i primi riconoscimenti, trovando finalmente il suo posto nel mondo dell’arte.

Da quel momento la sua carriera prende il volo. Oltre 70 mostre personali e più di 150 collettive lo portano in Italia e all’estero. Le sue opere entrano in musei, collezioni pubbliche e private, chiese e santuari, lasciando un segno ovunque vengano esposte.

Con la sua scultura monumentale, intensa e simbolica, Nado Canuti ha saputo trasformare la fragilità in potenza creativa, consegnando alla memoria collettiva opere che parlano di resistenza, bellezza e rinascita.


Titolo: Tre dita
Autori: Massimo Canuti (testo) – Carlotta Notaro (copertina)
https://www.facebook.com/massimo.canuti.9https://www.instagram.com/massimocanuti/
https://www.instagram.com/carlotta_notaro/
Editore: uovonero – Collana I geodi – sito internet: http://www.uovonero.com
https://www.facebook.com/@uovoneroedizioni – https://www.instagram.com/uovoneroedizioni/
Anno di pubblicazione: 2025
Categoria: Narrativa per ragazzi
Età consigliata: Dagli 11 anni
Libro ad alta leggibilità


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