Storia di Emme


Emme sente tanto: e le sue emozioni si possono toccare,
pesano, a volte rotolano addosso come sassi.


Ci sono libri che parlano di diversità e libri che, invece, permettono di entrarci dentro, di provare a guardare il mondo da un punto di vista che non è il nostro. Storia di Emme, pubblicato da Settenove, appartiene sicuramente a questa seconda categoria. È un albo che non cerca di spiegare la neurodivergenza dall’esterno, ma prova a far sentire cosa può significare vivere emozioni, pensieri e sensazioni in un modo diverso da quello che la maggioranza considera “normale”.

Emme è il personaggio attraverso cui Massimo Tiburli Marini e suo figlio adolescente Otto Filippo Tiburli Marini ci accompagnano in questo viaggio. E già il fatto che la storia nasca dalla scrittura condivisa tra un padre e un figlio rende questo libro qualcosa di particolare. Non è soltanto un racconto sulla neurodivergenza: dentro ci sono esperienza, ascolto, confronto e soprattutto il desiderio di trovare le parole per raccontare un modo di stare nel mondo che spesso viene osservato senza essere davvero compreso.

Emme è un personaggio non binario e vive tutto con una grande intensità. Le emozioni non arrivano in punta di piedi: possono essere travolgenti, riempire ogni spazio, confondere i pensieri. Ma possono anche trasformarsi in qualcosa di leggero, veloce, creativo, capace di aprire porte verso mondi fantastici.

Queste poche frasi raccontano già moltissimo. Perché Emme non è una persona racchiusa in una definizione, ma qualcuno che attraversa emozioni diverse, proprio come accade a tutti noi. La differenza sta nel modo in cui queste emozioni vengono percepite, nella loro intensità e nel modo in cui arrivano a occupare il corpo e la mente.

E allora incontriamo ciò che per Emme può essere difficile: i rumori troppo forti, gli ambienti chiusi, le luci intense, certi odori, alcuni sapori. Anche il cibo può diventare un’esperienza complicata perché alcune cose “assaltano la bocca”. Sono sensazioni che magari per molti di noi passano inosservate, ma che qui acquistano una presenza fortissima.

A raccontare tutto questo ci sono le parole e, insieme, le illustrazioni di Giovanni Colaneri. Le sue tavole sono vive, piene di forme, colori, numeri, formule, vortici e collegamenti. Non sono semplicemente immagini che accompagnano il testo: sembrano entrare direttamente nella testa di Emme e mostrarci quello che succede al suo interno.

È proprio qui che Storia di Emme riesce a fare una cosa molto interessante: prova a far vedere le emozioni attraverso illustrazioni che diventano finestra aperta sui pensieri di Emme, dove tutto si manifesta in un modo che non avevamo previsto.

Giovanni Colaneri, illustratore particolarmente attento ai temi dell’inclusione, ha lavorato al libro creando una forte sintonia con Otto. E questa sintonia si percepisce nelle immagini, che non cercano di rendere “semplice” ciò che semplice non è. Al contrario, accettano la complessità e la trasformano in forme, materia e colore.

C’è poi un’immagine che torna con forza nel racconto: quella della maschera.

Emme prova a indossarla per adattarsi, per cercare di essere come gli altri si aspettano. È un meccanismo che può essere difficile da comprendere e il libro ci invita proprio a fermarci su questa domanda: quanto può essere faticoso passare le proprie giornate cercando continuamente di essere qualcuno che non siè?

“A volte la gente mi domanda cos’è questo modo di esistere che chiamiamo ‘autismo’, e a me piace raccontarlo così: ciascuna e ciascuno di noi percepisce, sente e pensa in modo unico. Alcune persone però lo fanno in un modo più distante da quello della maggioranza, da quella che chiamiamo ‘normalità’. Così, ogni giorno devono tradursi in una lingua che non è la loro, far finta di essere, di pensare, di sentire e di desiderare come gli altri.”

La postfazione di Fabrizio Acanfora, scrittore e attivista nell’ambito dei Critical Autism Studies, aggiunge un altro importante punto di vista e aiuta a raccogliere le domande che il libro lascia aperte. Una di queste riguarda proprio la parola “normalità”, che utilizziamo continuamente quasi fosse qualcosa di preciso e uguale per tutti.

Ma esiste davvero una persona normale?

“La persona normale nessuno l’ha mai incontrata,
perché la natura funziona in un altro modo, fa ogni foglia diversa dall’altra, come ogni voce, ogni cervello, ogni essere umano.”

Fabrizio Acanfora

È una frase che mi piace particolarmente perché riporta il discorso alla sua semplicità. Siamo tutti diversi. Abbiamo modi diversi di pensare, di sentire, di reagire, di stare con gli altri. Eppure spesso costruiamo categorie, stabilendo ciò che è dentro e ciò che è fuori da quella che chiamiamo normalità.

Storia di Emme non chiede di avere risposte per tutto. Ci chiede piuttosto di guardare un po’ meglio, di ascoltare, di mettere in discussione quello che pensiamo di sapere e imparare a costruire un mondo nel quale non sia necessario indossare una maschera per sentirsi accolti.

Ecco perché credo sia un libro importante da leggere, ma soprattutto da condividere. Con i ragazzi, a scuola, in biblioteca, in famiglia. Perché può aprire conversazioni che magari non sappiamo bene come iniziare e può aiutarci a comprendere che la diversità non è qualcosa da correggere o da rendere meno visibile. È una delle tante forme con cui può manifestarsi l’essere umano.

E alla fine, forse, la domanda di Emme “dov’è lo sbaglio?” trova una risposta molto semplice: forse non c’è nessuno sbaglio. Forse dobbiamo solo imparare a smettere di misurare tutti con lo stesso metro.


Titolo: Storia di Emme
Autori: Massimo e Otto Filippo Tiburli Marini (testi) – Giovanni Colaneri (illustrazioni) – Fabrizio Acanfora (postfazione)
https://www.instagram.com/giovannicolaneri/
Editore: Settenove – sito internet: https://www.settenove.it
https://www.facebook.com/settenove.it – https://www.instagram.com/settenove_ed/
Anno di pubblicazione: 2026
Categoria: albi illustrati
Età consigliata: Dagli 8 anni


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