Che a Ferrara ci fosse un castello, per la verità, me lo ricordavo anch’io.
Ma della leggenda dei fantasmi non ne avevo mai sentito parlare.

Cecilia Gallotta, giornalista e copywriter ferrarese, debutta con questo romanzo per ragazzi dai 10 anni in su, pubblicato nel 2023 da Robin Edizioni. Ambientato nella suggestiva città di Ferrara, il libro ci conduce in un’avventura che intreccia storia, leggende e una buona dose di suspense. Il castello Estense, con i suoi segreti e le sue atmosfere, diventa il cuore pulsante di un mistero che conquisterà i giovani lettori.
I protagonisti sono Sara e Matt, due amici inseparabili. Sara, originaria di Ferrara, vive ora nel Maryland con la famiglia per il lavoro del padre. È una ragazzina curiosa, amante delle storie misteriose, ma anche piuttosto timida. Matt condivide la sua passione per il brivido, ma è più temerario e sicuro di sé. Entrambi si trovano a Ferrara per una gita scolastica e, fin dall’inizio, qualcosa di strano aleggia nell’aria: una leggenda inquietante legata al castello.
La guida del maniero, infatti, racconta loro la tragica storia di Ugo e Parisina, due giovani amanti la cui vita si concluse in modo drammatico e cruento, per mano del marchese Niccolò III. Questa triste vicenda si è trasformata nel tempo in una leggenda popolare, secondo cui i fantasmi dei due innamorati continuerebbero ad aggirarsi inquieti tra le mura del castello Estense. Proprio questa storia aveva colpito l’immaginazione di Sara e Matt fin dal principio.
La mattina dopo, ancora turbato, Matt confida a Sara di aver udito, la notte prima, una voce femminile sussurrargli un messaggio: “Dovete tornare al castello… Dobbiamo recuperare i mesi perduti!” Con sorpresa, Sara rivela di aver percepito lo stesso identico richiamo. Dopo un iniziale momento di esitazione e apprensione, spinti dalla curiosità e dal desiderio di capire, i due amici decidono di agire. Così, di nascosto, fanno ritorno al castello.
Una volta lì, accade qualcosa di straordinario: attraverso un varco temporale, i due ragazzi vengono trasportati indietro nel tempo, ritrovandosi all’interno del castello in un’epoca lontana. È lì che incontrano Anna, una giovane legata a Parisina. È lei la misteriosa voce che li aveva chiamati e supplicati di tornare.
Anna confessa di possedere un dono speciale: la capacità di vedere il futuro. Con grande dolore, rivela a Sara e Matt di conoscere la triste sorte che attende la sua famiglia, gli Estensi e persino la città di Ferrara. Ma la sua disperazione è accompagnata da una speranza: con l’aiuto dei due ragazzi, crede di poter cambiare il corso della storia.
Il destino di Ferrara, e non solo, sembra essere legato alla scelta coraggiosa di Sara e Matt. Che legame c’è tra i “mesi perduti” e la vicenda dei due innamorati, vittime della cruenta gelosia del marchese? Cosa potranno fare due ragazzini di fronte a un compito tanto grande?
Tra intrighi, tradimenti e colpi di scena, Sara e Matt devono affrontare sfide che mettono alla prova il loro coraggio. L’avventura è appena iniziata!
La narrazione, fluida e coinvolgente, è arricchita da descrizioni vivide e dialoghi brillanti. La suspense è costante, ma mai troppo intensa per il giovane pubblico a cui il romanzo è rivolto.
Le atmosfere del castello, tra gli spazi maestosi e le prigioni soffocanti, sono descritte con un realismo che fa venire i brividi. Da lettrice che ha visitato il castello, devo ammettere che le prigioni mi hanno sempre dato una sensazione di disagio, e leggendo la storia non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in Sara.
Questo mix di avventura e mistero non solo appassiona, ma permette ai giovani lettori di ritrovarsi nei protagonisti e nelle dinamiche della loro classe. È un romanzo che diverte, fa riflettere e invita a scoprire Ferrara con occhi nuovi.
Chissà… se Ferrara è ancora oggi così bella, forse dobbiamo ringraziare Sara e Matt, ma il loro segreto è al sicuro. Magari un giorno ce lo racconteranno… in un altro libro!
Dopo aver recensito il libro Misteri al castello, abbiamo il piacere di approfondire la genesi di questa intrigante storia direttamente con la sua autrice, Cecilia Gallotta. Parleremo delle ispirazioni, dei dettagli nascosti tra le pagine e delle scelte creative che hanno reso questo libro così affascinante per i giovani lettori. Preparatevi a scoprire curiosità e retroscena che vi faranno apprezzare ancora di più questa misteriosa avventura!
Cosa ti ha ispirato a scrivere un romanzo che intreccia leggende e storia di Ferrara?
Diverse cose. L’episodio scatenante è stata una lettura insieme ai miei figli qualche anno fa: abbiamo riesumato un volume de “I Piccoli Brividi” di Robert Stine (che io adoravo da ragazzina) e l’ho riletto insieme a loro. Quella lettura ha fatto riaffiorare in me la voglia di rimettermi a scrivere per piacere personale, perché da quando sono mamma la scrittura l’ho incanalata per lo più nel lavoro da giornalista e content writer. Mi è quindi venuta l’ispirazione di scrivere qualcosa che avesse un taglio simile a quello dei Piccoli Brividi – dunque un racconto breve, avventuroso e misterioso – ma di farcirlo con elementi che mi riguardassero e che conoscessi bene.
La mia città, Ferrara, si prestava tantissimo per diversi motivi: non solo perché è una fucina di storia, curiosità e intrighi (si pensi alla vicenda di Ugo e Parisina, per esempio, che ho inserito nel libro), ma anche perché prima di diventare giornalista, ho lavorato per un anno tenendo percorsi di guida didattico-turistica in collaborazione con il Museo della Cattedrale e la Fondazione Enrico Zanotti. Un’esperienza dalla quale ho acquisito tantissime nozioni sulla nostra città, e da cui ho potuto attingere per inserire le curiosità culturali che si leggono nella vicenda di Misteri al Castello.
Qual è stata la parte più impegnativa nello scrivere un romanzo per ragazzi? Hai mai dovuto modificare qualche scena per renderla più adatta ai tuoi lettori?
È stata una tipologia di scrittura che mi è venuta naturale e scorrevole: non lo dico per merito, ma semplicemente perché ho seguito l’ispirazione data dal momento di vita che stavo vivendo. Avendo due figli, negli ultimi 10 anni ho attinto per forza di cose molto di più dalla letteratura per ragazzi che non da altre, e probabilmente sarebbe stato più impegnativo cimentarmi in un genere con un target diverso.
Se dovessi scrivere un sequel, dove porteresti Sara e Matt? Ci sarebbe un altro luogo misterioso in Italia che vorresti raccontare?
C’è, e non nascondo che l’ho pensato come idea per un altro libro. È uno dei miei luoghi del cuore, dove trascorro ogni estate da circa dodici anni a questa parte, nella casa della famiglia di mio marito, in una terra che prima non conoscevo minimamente, ma che col tempo ho imparato ad amare. Si tratta di una località marittima, anch’essa ricca di storia e curiosità, e chi mi conosce ha sicuramente già indovinato. Ma per il momento non faccio troppi spoiler!
Ci sono luoghi meno conosciuti di Ferrara che consigli ai lettori per un itinerario “misterioso” fuori dai soliti percorsi turistici?
Ferrara è una città tutto sommato non grande, e gli itinerari turistici sono già tanti e variegati per le dimensioni che possiede. I luoghi “cult” sono innegabilmente da vedere, perché meritano tutti. Forse, una zona sottovalutata è la provincia: penso ad esempio a Gherardi, il villaggio del cinema vicino a Tresigallo. Ma in effetti gli scenari rurali della nostra provincia sono già stati nel mirino di Pupi Avati, che peraltro mi è capitato di intervistare più di una volta.
Se Ferrara fosse un personaggio, come la descriveresti? Sarebbe più simile a un gentiluomo rinascimentale o a un personaggio enigmatico e sfuggente?
Decisamente a un personaggio misterioso e sfuggente, altrimenti forse non mi sarebbe venuto fuori Misteri al Castello.
Puoi svelarci qualche progetto futuro? Magari un nuovo libro o un’avventura personale legata alla scrittura?
Proprio di recente ho aperto un mio blog personale: si chiama Poliglotta e no, non significa che parlo tante lingue né si tratta di un blog di viaggi: come spiego sul sito, mi piace pensare che quella con cui comunico sia una lingua emotiva universale, capace di toccare corde in cui ognuno può sentir risuonare qualcosa di suo.
Poliglotta nasce come contenitore di temi su cui ognuno di noi si è interrogato almeno una volta, ma che difficilmente tiriamo fuori nel nostro loop quotidiano: dal lavoro al giorno d’oggi al nostro rapporto con il denaro, al concetto di benessere e qualità di vita, a come viviamo la nostra età in una società performativa, e tanto altro.
Insomma, uno spunto per “ri-flettere” nel suo significato primario, ossia flettere nuovamente la nostra visione delle cose, grattare sulla superficie e scavare un po’ più a fondo, tenerci allenati a non dare niente per scontato e aiutarci a fare un po’ più di chiarezza dentro e fuori di noi. Sempre con un occhio strizzato all’introspezione, che secondo me è la grande skill che dovremmo allenare nei nostri tempi e che c’è molta urgenza di riscoprire.
Un sentito grazie a Cecilia Gallotta per l’intervista concessa, che ha arricchito questo percorso con il suo prezioso contributo!

Ringraziamo Cecilia e vi invitiamo a seguirla visitando:
il suo blog: https://poliglottablog.it/
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Ringraziamo Robin Edizioni:
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