Anna, la bambina del mare


La mia mamma dice sempre che ogni cosa può diventare una grande storia.


Una breve storia delicata e intensa che parla di diversità, identità e libertà, mescolando realtà e immaginazione.  Anna, la bambina del mare è stato inserito nella selezione finale del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2024 (categoria 6+) e il suo autore David Almond è uno degli scrittori contemporanei più importanti e originali della letteratura per bambini e ragazzi. Nato nel 1951 in Inghilterra, ha iniziato come scrittore di racconti per adulti e, solo più tardi, a quasi 50 anni, si è dedicato alla narrativa per ragazzi, ottenendo un enorme successo per il suo stile poetico e la profondità dei temi trattati. L’illustratrice è l’inconfondibile Beatrice Alemagna. Nata a Bologna, vive e lavora da molti anni a Parigi e a tutt’oggi è una delle più importanti autrici di libri per l’infanzia a livello internazionale. La casa editrice è Adriano Salani Editore, una delle case editrici italiane più antiche ancora in attività.

Protagonista è Anna Lumsden, una ragazzina di 13 anni che ci racconta in prima persona, in modo semplice e dolce, la sua storia. Vive a Stupor Beach, in una casa in riva al mare, appena sopra la battigia.

Al di là delle dune c’è il paesino con la chiesa di San Mungo, la Scuola Elementare Stupor e la taverna dell’Anguilla Scivolosa. Anna è sempre vissuta in riva al mare e non desidera allontanarsi perché si sente tutt’uno con esso, come se fosse lei stessa una creatura marina.

Anna è una bambina fragile e delicata e, al tempo stesso, forte: è speciale. La mamma le sta sempre vicina e le dedica mille attenzioni.

Per vivere, la mamma vende piccole statuette che costruisce con conchiglie e sassolini colorati e intona canti da marinai durante le serate musicali alla taverna dell’Anguilla Scivolosa.

Anna la accompagna e, mentre le maestre sono felici di rivederla, i bambini notano la sua difficoltà e la prendono in giro.

Quando comincia a frequentare la scuola, la piccola ha seri problemi di apprendimento:

Le maestre, per il bene della piccola, consigliano alla mamma di iscriverla in un’altra scuola più lontana, più adatta a lei. Il disagio di Anna è grande, si sente fuori posto, le si spezza il cuore al pensiero di stare lontana dalla mamma e dal mare. Sta così male che le viene un malore. Gli svenimenti si susseguono, seguiti da visite tra ospedali e medici. La condizione di Anna, però, rimane un mistero.

Quando si risveglia è come se rinascesse. Con entusiasmo racconta alla mamma ciò che ha vissuto nelle profondità marine. Ogni volta è così felice che un giorno chiede:

La madre comincia a raccontarle del suo incontro con il pescatore, ma Anna quella vecchia storia la conosce già, vuole

una storia che combaci con le sue cadute, i suoi sogni, il suo corpo e il mare. Ne nasce la narrazione dolce di un incontro con una creatura venuta dal mare, un uomo bellissimo, magro ma largo di spalle, con i capelli lucidi come alghe, occhi grandissimi e brillanti e una pinna che correva lungo la schiena.

Poi, in un giorno di sole, arriva Ben, un uomo che ama viaggiare per fotografare luoghi e avvenimenti particolari. Lascia ad Anna uno scatto che la ritrae con la mamma, distese in riva al mare.

Anna stringe quella foto. Che cosa può significare per lei?

Da quel giorno tutto cambia. Anna è una ragazzina sensibile, silenziosa, profonda. La madre è una figura dolce e protettiva che usa la fantasia come forma di amore e di cura: la storia che inventa, sospesa tra immaginazione e realtà, non è una bugia ma un modo per aiutare Anna a capire chi sia. Anche Ben, che compare in un giorno di sole quasi a indicare un cambiamento, aiuta la ragazzina a comprendere che la sua diversità non è un difetto, ma la sua vera natura. Ben rappresenta la libertà, il desiderio di scoperta.

Patelle e balani, piccoli molluschi i primi e piccoli crostacei i secondi, sono una metafora perfetta per Anna, perché vivono attaccati agli scogli per tutta la loro vita, proprio come lei, bambina di confine tra terra e mare. Come loro è apparentemente fragile, ma capace di resistere; è profondamente legata al mare, tanto da sentirsi una sua creatura.

Il testo è scritto in modo chiaro, con parole semplici e poetiche: è una storia delicata, tenera e coinvolgente che lascia spazio al silenzio e all’immaginazione del lettore. Non solo i personaggi, ma anche i luoghi sono descritti così minuziosamente, fin nei piccoli particolari, tanto che mi sono chiesta se esistano davvero e mi sono documentata: Stupor Beach non è una località geografica reale bensì è un’ambientazione immaginaria e poetica.

Le illustrazioni di Beatrice Alemagna hanno uno stile semplice ed espressivo. I personaggi non sono disegnati in modo realistico, ma essenziale: non hanno contorni definiti e riescono a emozionare profondamente. Il colore dominante è il blu, che rappresenta sia il mare sia il mondo interiore di Anna. Il mare è una presenza viva che accompagna la protagonista, che appare spesso sola e immersa nell’acqua, a sottolineare la sua diversità e la sua sensibilità. La madre è raffigurata con forme morbide, accoglienti e avvolgenti, simbolo di affetto, protezione e sicurezza.

Consiglio vivamente di leggere e meditare su questo breve romanzo perché testo e immagini si completano e ci regalano pensieri ed emozioni forti, immergendosi in esso. Una cosa che mi ha profondamente rattristata è il comportamento dei compagni di scuola di Anna, che la prendono in giro. È una situazione che, purtroppo, si verifica anche nella realtà. I bambini percepiscono con grande sensibilità il disagio di un compagno che appare diverso e, invece di accoglierlo, talvolta finiscono per farlo sentire ancora più isolato, facendogli pesare la sua fragilità. È un atteggiamento che ferisce, perché colpisce proprio chi avrebbe più bisogno di comprensione e sostegno.

E allora perché leggerlo? Perché parla di diversità, quella vera, quella che spesso gli altri non capiscono o non vogliono capire, fermandosi alla superficie senza fare lo sforzo di andare più a fondo. Perché racconta cosa significa sentirsi fuori posto, e quanto può fare male quando chi ti sta intorno non prova davvero ad ascoltarti.

Perché dentro questa storia c’è anche una figura luminosa come quella del dottor John, che non si limita a seguire un’etica medica, ma mette il cuore in ciò che fa: vede Anna, la accoglie, la comprende e la rassicura, restituendole dignità e fiducia.

E poi c’è la mamma. E qui, lo ammetto, mi sono emozionata profondamente. Il legame tra Anna e sua madre è qualcosa di potentissimo, viscerale, fatto di cura, di protezione e di amore incondizionato. Io stessa ho vissuto questa storia sulla pelle: mia figlia si chiama Anna, e in quelle pagine ho ritrovato qualcosa di nostro, di intimo, di autentico.

I figli sono una parte viva del nostro cuore. Per loro cerchiamo sempre di fare il meglio, di esserci, di sostenerli quando il mondo sembra troppo grande o troppo difficile. Cerchiamo di aiutarli ad affrontare le loro paure, a non sentirsi sbagliati, a trovare la loro strada… e a trasmettere quella forza che un giorno li aiuterà a camminare da soli nella vita.

E se serve, sì, siamo pronti anche a inventare una storia, a proteggere i loro sogni, a far spuntare simbolicamente una piccola pinna sul loro dorso… proprio come accade alla piccola, grande Anna.


Titolo: Anna, la bambina del mare
Autori: David Almond (testi) – Beatrice Alemagna (illustrazioni)
https://www.instagram.com/davidjohnalmond/
https://www.facebook.com/beatrice.alemagna?locale=it_IT https://www.instagram.com/beatricealemagna/
Editore: Salani Editore – sito internet: https://www.salani.it/
https://www.facebook.com/AdrianoSalaniEditore/?locale=it_IT https://www.instagram.com/salani_editore/
Anno di pubblicazione: 2023
Categoria: Narrativa illustrata
Età consigliata: Dagli 8 anni


Banner