Quando un ricordo diventa un albo illustrato: intervista a Zdeňka Strigaro

Con il suo albo illustrato Il riposino, edito da Settenove, Zdeňka Strigaro ci accompagna nella quotidianità della vivace Mila, una cucciola piena di entusiasmo che desidera sentirsi grande e utile. Dietro questa storia tenera e divertente si nasconde però anche un frammento della vita dell’autrice, che ha scelto di trasformare un’esperienza personale in un racconto capace di parlare ai bambini con semplicità e naturalezza.

Nata a Brno, nella Repubblica Ceca, nel 1982, Zdeňka Strigaro vive in Italia dal 2012. Dopo gli studi in Storia dell’Arte e Museologia presso l’Università Masaryk di Brno, ha approfondito la sua formazione artistica all’Accademia di Brera e si è specializzata in Illustrazione Editoriale con il Master Ars in Fabula dell’Università di Macerata. Autrice, illustratrice, traduttrice e redattrice, da anni si dedica anche alla promozione della cultura ceca attraverso progetti editoriali e fumetti.

L’abbiamo incontrata per parlare di Il riposino, della sua infanzia, delle sue scelte narrative e del valore che le storie possono avere nel raccontare ai bambini la realtà che li circonda.

Ma, prima di immergervi nelle risposte di questa intervista, vi consiglio di scoprire qualcosa in più su questo libro attraverso la mia recensione: https://sunflowersroad.com/il-riposino/

Ero una bambina piuttosto tranquilla e riflessiva. Passavo molto tempo a leggere e a disegnare, osservando il mondo più che correrci dentro. Mia sorella, più piccola di cinque anni, era invece un piccolo uragano: piena di energia e onnipresente. Mila, la protagonista del libro, è forse una combinazione di noi due: ha un po’ della mia natura riflessiva e un po’ dell’energia incontenibile di mia sorella.

Molti episodi del libro nascono proprio dai nostri pasticci combinati davvero: panni inzuppati stesi in cucina, muri disegnati o riposini saltati di nascosto. Ho aggiunto altri ricordi: l’atmosfera della quotidianità in famiglia, i nonni, la libertà di esplorare il mondo.

Ma Il riposino è nato anche osservando i miei figli e la loro infanzia, così diversa e allo stesso tempo così simile alla mia. I due nonni del libro, per esempio, appartengono alla realtà dei miei figli. Mi piaceva l’idea che convivessero nello stesso racconto memoria e presente.

Nel libro compare anche una famiglia arcobaleno. Non volevo farne un tema da spiegare o da sottolineare in modo particolare, ma raccontarla con naturalezza, come una delle tante forme che una famiglia può avere nella vita reale.

Credo sia importante che i bambini possano riconoscersi nelle storie che leggono e, allo stesso tempo, incontrare realtà diverse dalla propria senza che questo venga presentato come qualcosa di straordinario.

Le famiglie possono essere diverse per forma, storia e composizione. Ciò che conta davvero è sentirsi amati, ascoltati e al sicuro: sono convinta che è questo che rende una famiglia un luogo in cui crescere serenamente.

È stata una grande sfida, ma anche un sogno che si è avverato.

Quando si è contemporaneamente autrice e illustratrice si hanno molti meno vincoli e una libertà enorme. Tuttavia, anche la libertà può essere impegnativa, perché costringe a prendere ogni decisione da soli. Per questo sono molto grata a Settenove: mi ha dato fiducia, ma anche una guida preziosa durante tutto il percorso.

Per me pensare alla Repubblica Ceca è pensare alla mia infanzia. Sono i libri d’avventura, i giochi da tavolo, i disegni fatti uno dopo l’altro per ore; le estati trascorse con i nonni e i cugini in un piccolo paese sul fiume o nella nostra casetta nel bosco. È il filobus che prendevo da sola per andare a scuola, i campi estivi in tenda, il camminare a piedi nudi, raccogliere i mirtilli, riconoscere le piante, gli insetti e i funghi. Sono le amicizie che sembrano durare per sempre o che finiscono in modo improvviso.

Nei miei ricordi tutto questo è avvolto da una luce calda e dorata.

Ricordo anche la libertà di quei giorni: scappare dal doposcuola con gli amici, con in spalla la cartella e le chiavi di casa appese al collo, passare ore a esplorare quel quartiere di Brno come se fosse un territorio misterioso, e poi tornare a casa tardissimo. Eppure, la casa era sempre lì. C’erano i miei genitori, il mio letto, il pigiama pulito. Sapevo che il giorno dopo avrei potuto ricominciare, fare meglio, ripartire da capo, e forse ricombinare un altro guaio.

Quella luce calda e dorata protegge il luogo della mia infanzia: un luogo in cui il mondo era tutto da esplorare, forse non sempre sicuro e tranquillo, ma custodito dagli adulti intorno a me, almeno così mi piace pensare. È quel luogo che cerco di evocare quando racconto storie per bambini.

I libri che ho amato da bambina sono tantissimi: Mikeš di Josef Lada, Winnie-the-Pooh di A. A. Milne, I bambini di Bullerby e Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, i libri dei fratelli Čapek, le fiabe di Božena Němcová…

Ma se dovessi sceglierne uno sarebbe sicuramente Pippi Calzelunghe. Me lo leggevano i miei genitori quando ero piccola e poi l’ho riletto molte volte da sola. Da bambina, e anche da grande, avrei voluto essere come lei.


L’autrice ci ha confidato che il libro al quale è più affezionata è Pippi Calzelunghe, una scelta che racconta molto del suo immaginario, fatto di libertà, fantasia e bambini capaci di guardare il mondo con occhi curiosi e pieni di meraviglia. La ringraziamo per aver condiviso con noi i suoi ricordi e le auguriamo di continuare a trasformarli in storie che sappiano emozionare i piccoli lettori e le loro famiglie.

Vi invitiamo a seguirla visitando:
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Ringraziamo:

Settenove
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