Paperboy. Il ragazzo dei giornali


Fu distribuendo i giornali casa per casa che conobbi un bel po’ di gente nuova e vennero tutte quelle brutte cose. E anche alcune belle.


Ci sono storie che parlano di crescita, di coraggio e di ostacoli da superare. E poi ci sono storie che riescono a fare qualcosa di più: ci mettono davanti a ciò che spesso non sappiamo vedere, invitandoci ad ascoltare le persone oltre le parole che riescono, o non riescono, a pronunciare.

È il caso di Paperboy. Il ragazzo dei giornali, il romanzo di Vince Vawter che arriva in Italia il 18 settembre per uovonero. Un libro intenso e profondamente umano, capace di raccontare la balbuzie, il pregiudizio e la scoperta di sé attraverso lo sguardo di un ragazzino di undici anni. Una storia che affonda le radici nell’esperienza autobiografica dell’autore e che ci conduce nel Sud degli Stati Uniti degli anni Cinquanta, in un’epoca ancora segnata dalla segregazione razziale.

È l’estate del 1959 quando il protagonista di Paperboy accetta di sostituire per un mese il suo migliore amico nel giro di consegna dei giornali. Un lavoretto estivo apparentemente semplice, che per molti ragazzi potrebbe rappresentare soltanto un’occasione per guadagnare qualche soldo e trascorrere il tempo libero in modo diverso.

Per lui, invece, quell’incarico si trasforma in una sfida quotidiana.

Il ragazzo convive con una balbuzie severa che rende particolarmente difficili le situazioni più comuni: presentarsi a qualcuno, chiedere il pagamento di un giornale, rispondere a una domanda o semplicemente pronunciare il proprio nome. Le parole si inceppano, rimangono bloccate in gola e, di fronte agli altri, ogni conversazione può diventare una prova da affrontare.

Quando parlare diventa così complicato, il silenzio sembra spesso la soluzione più sicura. Il protagonista preferisce evitare situazioni imbarazzanti, si affida alla scrittura e cerca di non esporsi. Anche in famiglia, la sua difficoltà viene circondata da un certo disagio: i genitori preferiscono non affrontare apertamente l’argomento, come se ignorarlo potesse renderlo meno presente.

Ma quell’estate lo costringe a uscire dal proprio guscio e a confrontarsi con un mondo che non sempre sa comprendere ciò che è diverso.

A rendere il romanzo particolarmente ricco sono i personaggi che accompagnano il protagonista nel suo percorso di crescita. Ognuno porta con sé una storia, una fragilità o un segreto che contribuisce ad allargare lo sguardo del ragazzo.

C’è Mam, l’affettuosa governante afroamericana che lo ha cresciuto e che rappresenta per lui una presenza rassicurante, capace di comprenderlo senza giudicarlo. Il loro rapporto, però, si inserisce in una società profondamente ingiusta, dove il colore della pelle determina ancora il modo in cui le persone vengono trattate.

Attraverso Mam, il protagonista comincia a percepire la complessità del mondo adulto e le contraddizioni di una realtà in cui l’affetto e il rispetto non bastano a cancellare il razzismo.

Poi c’è Mr. Spiro, un anziano ex marinaio enigmatico, che sembra possedere una sensibilità speciale nel guardare oltre le apparenze. Il suo incontro con il ragazzo diventa un’occasione per scoprire che le persone non possono essere definite dai loro limiti, dalle loro paure o da ciò che gli altri pensano di loro.

Mrs. Worthington, invece, è una donna elegante e affascinante, ma dietro la sua bellezza nasconde una profonda solitudine. La sua presenza contribuisce a mostrare al protagonista quanto possa essere ingannevole ciò che appare in superficie.

E infine c’è Ara T, il rigattiere del quartiere, una figura ambigua e inquietante che porta nella storia una tensione sempre più forte. La sua presenza trascina il ragazzo e Mam in una situazione pericolosa, trasformando quell’estate di crescita e scoperte in un’avventura dai risvolti drammatici.

Il romanzo si muove così tra quotidianità e suspense, ironia e momenti di grande intensità, restituendo un ritratto autentico dell’infanzia e del difficile passaggio verso l’età adulta.

Vince Vawter, giornalista statunitense originario di Memphis, ha trascorso quarant’anni nel mondo della stampa, arrivando a ricoprire il ruolo di presidente ed editore dell’Evansville Courier & Press. Ha convissuto fin dall’infanzia con la balbuzie e ha scelto di trasformare molti ricordi personali in materia narrativa.

In Paperboy, infatti, la vicenda del protagonista nasce da un’esperienza vissuta in prima persona. Numerosi episodi e personaggi prendono spunto dall’infanzia dell’autore, che riesce così a raccontare la balbuzie senza semplificarla o trasformarla in un ostacolo da superare attraverso una facile lezione di coraggio.

La sua scrittura è autentica proprio perché non nasconde la fatica, la frustrazione e il dolore che possono accompagnare una difficoltà del linguaggio. Allo stesso tempo, però, lascia spazio all’ironia, alla curiosità e alla possibilità di scoprire nuove risorse dentro di sé.

Dopo la pubblicazione negli Stati Uniti, il romanzo ha ricevuto la Newbery Honor Medal nel 2014, uno dei più importanti riconoscimenti americani dedicati alla letteratura per ragazzi. È stato inoltre scelto per numerosi programmi di lettura nelle scuole statunitensi e, nel 2023, è diventato anche un musical, debuttato alla Manhattan School of Music.

Vawter continua a incontrare scuole, gruppi di lettura e organizzazioni impegnate nella sensibilizzazione sulla balbuzie, condividendo la propria esperienza e mostrando come una difficoltà possa entrare nella propria storia senza essere l’unica cosa a definirla.

La logopedista che segue il ragazzo gli insegna una tecnica chiamata «Aria Gentile», che consiste nel lasciare uscire un po’ di fiato prima di pronunciare le parole più difficili. Il tentativo di affrontare il blocco viene rappresentato graficamente attraverso la ripetizione della consonante “s”.

Anche la punteggiatura diventa uno strumento narrativo. L’autore decide di eliminare le virgole dalla narrazione in prima persona, perché il protagonista le associa alle pause forzate del proprio parlare. I dialoghi, inoltre, non vengono introdotti dalle tradizionali virgolette, ma sono segnalati attraverso un rientro tipografico.

Sono scelte che invitano il lettore a entrare nella mente del ragazzo e a percepire il suo rapporto con le parole in modo più diretto. La difficoltà non rimane sullo sfondo, ma si manifesta nella pagina, nel ritmo e nella costruzione stessa della voce narrante.

È un espediente particolarmente significativo per i giovani lettori, perché permette di avvicinarsi a un’esperienza spesso fraintesa e di comprendere quanto possa essere complesso comunicare quando gli altri non sono disposti ad aspettare.

Nel corso della storia, il protagonista scopre lentamente che la balbuzie non può essere cancellata con un semplice atto di volontà e che il mondo non diventa automaticamente più accogliente. Ciò che cambia, però, è il suo modo di guardare se stesso e le persone che lo circondano.

La balbuzie, nel frattempo, rimane parte della sua vita. Ma non è più l’unico elemento attraverso cui definire se stesso.

In una nota conclusiva, l’autore riflette proprio sul rapporto tra la propria difficoltà e il percorso personale e professionale che lo ha portato a diventare giornalista:

«Malgrado il mio impedimento sono riuscito a vivere una carriera piena di soddisfazioni nel giornalismo, e non mancherà mai di stupire per primo me stesso quanto io adori raccontare la mia storia davanti a un pubblico, specie di giovani.
La mia balbuzie è guarita? No. L’ho sconfitta? Sì»
.

Il suo messaggio non è quello di una guarigione miracolosa, né quello di una lotta che debba necessariamente concludersi con la scomparsa della difficoltà. È piuttosto l’affermazione di una possibilità: quella di costruire una vita piena, ricca di relazioni e soddisfazioni, senza dover negare una parte di sé.

La balbuzie, il razzismo, la solitudine, la paura del giudizio e la ricerca della propria identità si intrecciano in una narrazione che invita a guardare con maggiore attenzione le persone che incontriamo. Il protagonista ci ricorda quanto sia facile fermarsi a ciò che appare e quanto, invece, sia necessario concedere tempo, ascolto e fiducia.

Questo romanzo offre ai ragazzi uno spazio per interrogarsi sul significato della diversità e sul valore dell’empatia. Agli adulti ricorda l’importanza di ascoltare davvero, senza interrompere, senza anticipare le parole e senza decidere troppo in fretta chi abbiamo davanti. E poi c’è un altro motivo per leggerlo: Paperboy racconta la crescita nella sua forma più autentica, quella fatta di paure che non scompaiono all’improvviso, di incontri capaci di lasciare un segno e di piccoli passi che, giorno dopo giorno, ci aiutano a diventare le persone che siamo.

Perché nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra il silenzio e il diritto di essere ascoltato.


Titolo: Paperboy
Autori: Vince Vawter (testi) – Carlotta Notaro (Progetto di copertina) – Giuseppe Iacobaci (traduzione)
https://www.instagram.com/carlotta_notaro/
https://www.instagram.com/giuseppe.iacobaci/
Editore: uovonero – Collana I Geodi – sito internet: http://www.uovonero.com
https://www.facebook.com/@uovoneroedizionihttps://www.instagram.com/uovoneroedizioni/
Anno di pubblicazione: 2026
Categoria: Narrativa per ragazzi
Età consigliata: Dagli 11 anni
Edizione ad altà leggibilità con il font TestMe
Vincitore della Newbery Honor Medal 2014 come miglior libro americano per ragazzi


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