Oggi non si torna a casa


Quando esco da scuola, c’e mio padre al cancello.
Qualcosa non va. Io torno sempre a casa da solo, a piedi.


Ci sono momenti in cui la vita cambia direzione senza avvisare. Non c’è il tempo di salutare gli amici, di raccogliere le proprie cose o di capire davvero cosa stia succedendo. È proprio da questo momento di rottura che prende avvio Oggi non si torna a casa di Enne Koens, pubblicato da Camelozampa: un romanzo che parla di radici, identità e appartenenza, ma soprattutto del difficile percorso che porta a sentirsi nuovamente a casa quando tutto ciò che si conosce è rimasto improvvisamente lontano.

Mirza ha undici anni e una vita che, fino a quel giorno, gli sembra abbastanza normale. Poi, all’uscita da scuola, vede il padre ad aspettarlo in macchina. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un semplice passaggio si trasforma invece nell’inizio di un viaggio lungo e incomprensibile. Mirza non sa dove stanno andando, non sa perché il padre abbia deciso di partire così in fretta e soprattutto non capisce perché nessuno gli abbia spiegato nulla.

Quando finalmente comprende che stanno tornando nel Paese d’origine del padre, per lui è ormai troppo tardi per tornare indietro. La sua vecchia vita è rimasta dall’altra parte della strada.

E la cosa più difficile non è soltanto trovarsi in un luogo sconosciuto. È non riconoscersi più dentro quel luogo.

La nuova casa non ha luce né gas, la scuola è un ambiente nel quale Mirza fatica a inserirsi e persino la lingua diventa un ostacolo quotidiano. I ragazzi lo osservano, lo ignorano, mentre lui cerca in qualche modo di trovare un punto da cui ricominciare. L’unico legame con il mondo che ha lasciato è Lucas, il suo migliore amico olandese, con cui continua a parlare attraverso un dialogo immaginario.

È una presenza tenera e importante, perché permette a Mirza di non sentirsi completamente solo. E il ragazzo affronta questa nuova realtà quasi come fosse un videogioco: costruisce piani per tornare a casa, affronta le difficoltà una alla volta e assegna punti alle piccole conquiste quotidiane. Un modo tutto suo per cercare di avere almeno l’impressione di poter controllare qualcosa.

Ma in questo romanzo c’è anche un elemento davvero originale: la lingua.

Nel nuovo Paese Mirza si trova a fare i conti con il levaro, una lingua inventata da Enne Koens e accompagnata alla fine del libro da un vero e proprio dizionario. Non è soltanto un espediente narrativo curioso. Attraverso parole sconosciute, significati da intuire, gesti e sguardi da interpretare, la scrittrice riesce a farci provare, almeno in parte, quello che significa arrivare in un posto nel quale tutto deve essere imparato da capo.

Anche le parole diventano così una porta d’ingresso verso una cultura diversa.

Nel mondo di Mirza incontriamo il popolo meskali, il fragrante fluskaran del mercato, gli shappis che servono per fare acquisti e gli slüwen, piccoli animali schivi e pelosi considerati sacri. Sono dettagli che rendono il suo nuovo mondo concreto e credibile e che, allo stesso tempo, accompagnano il lettore dentro una realtà che non gli appartiene ancora.

E mentre Mirza cerca di comprendere ciò che lo circonda, cominciano a emergere anche le domande sulla sua stessa storia. Perché suo padre lo ha portato via? Che cosa gli è stato nascosto? Quanto conosce davvero delle proprie origini?

Sono domande che diventano sempre più importanti man mano che il protagonista si avvicina alla cultura della sua famiglia.

A un certo punto arriva una prova che mette Mirza di fronte alle sue paure più profonde: una tradizione riservata ai ragazzi e alle ragazze che stanno diventando grandi, che prevede di scalare la montagna più alta e trascorrere una notte all’aperto insieme a un coetaneo. Sarà proprio questa esperienza, condivisa con Selin, una ragazza dai capelli ricci e dagli occhi scurissimi che diventerà la sua prima vera amica nella nuova vita, a portarlo davanti a qualcosa che fino a quel momento aveva cercato di evitare.

E forse sarà proprio lì che Mirza inizierà a capire che le proprie radici non sono necessariamente qualcosa da cui fuggire.

Oggi non si torna a casa nasce anche dall’incontro di Enne Koens con alcuni giovani rifugiati arrivati nei Paesi Bassi. Le loro testimonianze, raccolte dall’autrice nelle prime pagine del libro, hanno contribuito a dare forma alla storia di Mirza. Il romanzo non cerca però di spiegare o semplificare esperienze complesse. Le attraversa attraverso gli occhi di un ragazzino che deve imparare a vivere in una realtà completamente nuova.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente: Mirza non è soltanto “un ragazzo rifugiato”. È un bambino con la voglia di giocare, con un amico che gli manca, con le sue paure, la sua curiosità, la rabbia e il desiderio di essere visto dagli altri per quello che è.

La sua storia parla quindi di sradicamento, ma anche della possibilità di costruire qualcosa di nuovo senza cancellare ciò che si è stati.

Samina Ahmed (Pakistan)

È una frase che racchiude molto bene lo spirito del romanzo. Perché Oggi non si torna a casa non racconta soltanto la fatica di ricominciare. Racconta anche la capacità di andare avanti quando non si conosce ancora la strada.

Enne Koens è una scrittrice nederlandese, dopo gli studi da attrice ha scelto di dedicarsi soprattutto alla scrittura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti e per Camelozampa sono già usciti Hotel Bonbien, Sono Vincent e non ho paura, finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi, Da qui si vede il mondo intero, secondo classificato al Premio Letteratura Ragazzi di Cento, e Quell’estate con Yente.

Le illustrazioni sono di Maartje Kuiper, illustratrice e designer nederlandese. Il suo stile grafico essenziale e originale accompagna da diversi anni i romanzi di Enne Koens, creando con le sue storie un legame visivo ormai riconoscibile.

La traduzione italiana è di Olga Amagliani, traduttrice formata alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Trieste e con un master in Traduzione audiovisiva e multimediale.

Oggi non si torna a casa è un libro che consiglio perché riesce a parlare di un tema importante senza trasformarlo in una lezione. Ci mette accanto a Mirza e ci fa sentire, passo dopo passo, quanto possa essere difficile arrivare in un luogo dove non si conosce la lingua, non si comprendono le regole e non si sa ancora quale posto ci sarà riservato. Ma ci mostra anche che l’identità non è qualcosa di immobile e che appartenere a un luogo non significa necessariamente rinunciare a quello da cui si proviene.

È una storia di cambiamenti, amicizia e scoperta, ma soprattutto una storia che lascia spazio alla speranza. Perché a volte la casa che cerchiamo non è più quella da cui siamo partiti. E imparare a costruirne una nuova può essere una delle avventure più difficili, ma anche più importanti, della crescita.


Titolo: Oggi non si torna a casa
Autori: Enne Koens (testi) – Maartje Kuiper (illustrazioni) – Olga Amagliani (traduzione)
https://www.instagram.com/enne_koens/ – https://www.instagram.com/olga_amagli/
Editore: Camelozampa – I Peli di Gatto – sito internet: https://www.camelozampa.com/
https://www.instagram.com/camelozampa/ – https://www.facebook.com/camelozampa
Anno di pubblicazione: 2026
Categoria: Narrativa illustrata
Età consigliata: Dai 10 anni
🏆 Nominato per il Woutertje Pieterse Prijs
Edizione ad alta leggibilità con il font EasyReading®
Questo titolo fa parte del progetto Reading Diversity, co-finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione europea. Per scoprire di più sul progetto: http://www.camelozampa.com/reading-diversity


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